PESCA SUB: INTERVISTA A NICOLA RIOLO. “La Juventus della pesca sub’’

Nicola Riolo, Nato a Palermo, classe 63. Ha bisogno di poche presentazioni,
per lui parlano i titoli vinti, – ben 6 Titoli italiani e svariati internazionali
, tre Mondiali a squadre, altrettanti europei e sei coppe Europa individuali – le innovazioni portate sulle attrezzature non solo di pesca sub ma anche di pesca dalla superficie.


Iniziamo Nicola, vorresti fare un’introduzione o una premessa ?


Buongiorno a tutti.
È un piacere anche mio raccontarmi e raccontare soprattutto ai più giovani un po’ di storia della pesca in apnea. Non mi sento la Juve ma sicuramente una nazionale che non ha “mai” giocato.

Raccontaci come hai iniziato a pescare, ma sopratutto il ricordo più bello di quando eri neofita (se lo sei mai stato, rido ndr) ?

La mia è una storia piuttosto singolare credo. Ero il bambino più scarso di tutti a nuotare, a tuffarmi e, ovviamente, ad andare sott’acqua. Mio padre pescava sott’acqua ed io lo seguivo dagli scogli sotto casa nostra al mare. Allora non era proibito pescare di notte ed io rimanevo letteralmente folgorato dalla luce della sua torcia subacquea che squarciava il buio col suo fascio luminoso. Pescava cefali, spigole, saraghi e altri pesci ed io sognavo. Sentivo forte che un giorno anch’io avrei pescato quei pesci. A pochi metri dalla nostra casa di Solanto c’era la tonnara della principessa di San Vincenzo ed i suoi marinai e il suo Rais mi raccontavano storie di mare e di pesca. Mi avevano preso sotto le loro ali esperte e da loro ho imparato molte regole e alcuni segreti imprescindibili per chi desidera solcare i mari con l’interesse di un esploratore curioso e ambizioso.

cernia bianca
Nicola Riolo con una bella cernia bianca.

Sei l’unico ad aver vinto 6 titoli, ma anche l’unico ad averlo fatto con 3 regolamenti diversi e addirittura vice campione italiano nel 2022 con l’avvento del variabile, si potrebbe dunque dire ” quasi 4 regolamenti diversi “…

Questa è la cosa che più mi rende orgoglioso del mio percorso agonistico. Credo che tra le “4” comunque ve n’è una che spiega meglio tra tutte il talento e l’intelligenza tattica di un atleta. 1983, Marina di Noto, tre giornate di gara, niente elettronica, tra i più grandi campioni di sempre (Molteni, Lo Baido, Martinuzzi, Toschi, Jurincic, Testai, Berardinone, i fratelli Bacci ed altri ancora). Non avevo mai visto quel campo di gara. Sapevo solo una cosa: Non avrei dovuto preparare e pescare come gli altri. Ero stato in acqua molte volte coi grandi campioni che la Sicilia sfornava in quegli anni e avevo capito molto bene che se avessi preparato e pescato secondo i loro must, avrei preso delle mazzate orbe. Così mi concentrai su ciò che già allora sapevo fare piuttosto bene e cioè ottimizzare l’arco spazio/tempo fin dal primo giorno di quei tre sconfinati campi gara. Ecco, credo che quella vittoria così netta, in tre giornate di gara e senza limiti di pescato, mostrarono a tutti che la musica era cambiata. Per me fu la conferma del possesso di quel talento che avevo sempre pensato di possedere. A quel punto sarebbe stato più semplice coltivarlo. Non avevo dubbi. Quel giorno capì che dovevo e potevo vincere più di tutti. In questo senso è stato stimolante e semplice continuare a vincere negli anni a venire, anche in due giornate, col gps, a nuoto, con limiti di specie e in ultimo pescando in variabile. Devo dire a tal proposito che questo tipo di pesca (che condanno fermamente per una innumerevole serie di ragioni) era perfetta per il mio status e le mie competenze, tant’è che anche quest’anno al mondiale master 50+ è stata una delle armi di svolta per la conquista del titolo. Quando sei in possesso di un acclarato talento, di evidenti qualità tecniche e tattiche, di motivazioni specifiche, di esperienza praticamente mostruosa e “ti mettono a disposizione” una logica con la quale puoi mettere in campo tutto questo ancora più in profondità, saresti ancora per molto tempo l’atleta da battere.

Perché hai smesso proprio in quel momento allora?

Dopo l’argento all’assoluto del 2022 capì perfettamente che era iniziata potenzialmente una nuova era per me. Sentivo che avrei potuto cominciare di nuovo a vincere, aggiungendo un tassello mancante alle mie capacità.
Fondamentalmente però mi posi due paletti sostanziali:
1) Le tantissime cernie bianche profonde che avevo trovato in quel campionato, non avevano mai visto l’uomo. Tant’è che filmai alcune di queste per mostrare l’estrema semplicità con la quale si facevano avvicinare senza alcuna forma di diffidenza. Questo particolare mi fece riflettere molto sulla eticità di questa pesca al limite dei luoghi “sacri” e spesso di riproduzione di questi pesci.
2) Analizzando la mia performance e l’enfasi del pubblico nel vedere un 60enne sul secondo gradino del podio, capì che stava passando un messaggio pericoloso per i giovani e distorto per quella che fino a quel momento era stata la mia idea di pesca in apnea “ad armi pari” col pesce ed eseguita sempre in sicurezza. Non potevo continuare! Ti assicuro che avrei potuto vincere ancora ma era troppo distante dalla mia idea di sport. Continuo a credere fortemente infatti che le attrezzature e i metodi che si utilizzano per la sua esecuzione, possano serenamente definirsi “dopanti“.

Riolo assoluto
Nicola Riolo col carniere della seconda giornata del Campionato Assoluto del 2022.


Cosa ti ha spinto ad iniziare l’agonismo e cosa ti spinge a partecipare alle
gare tutt’oggi, essendo Campione del Mondo 50+ ?


La mia storia è davvero particolare. Mio padre aveva una disabilità (molto simile a quella del grande José Amengual) e fu uno dei motivi per il quale aveva dentro una carica motivazionale e agonistica decisamente fuori dal comune. Nei primi anni di pesca, coi primi compagni di pesca e con i più esperti che mi portavano in mare di tanto in tanto, sentivo già quell’impulso agonistico (che oggi chiamano “ossessione”) che mi spingeva a spaziare in lungo e in largo non solo nelle più disparate zone di pesca siciliane ma soprattutto cercando di capire alcune regole fondamentali per catturare tutti i tipi di pesci che conoscevo.

Master di Palma
Nicola Riolo e Raffaele Loprete, Campioni del Mondo 50+ a Palma di Maiorca.

Veniamo al sodo, ci racconti con qualche aneddoto tecnico e tattico un Assoluto che hai vinto e magari quello più recente dove hai fatto secondo ?

Beh, ognuno dei titoli nazionali che ho vinto, ha aneddoti e dettagli che non dimentico. Sicuramente il primo, a 20 anni, in tre giornate, coi più grandi campioni di sempre, senza limiti di pescato e con un distacco del doppio dal secondo classificato, è qualcosa che difficilmente un giovane potrà mai replicare. Credo che Carbonell e Gospic, rispettivamente in Spagna e in Croazia, abbiano vinto i relativi assoluti a 21 anni. Penso che questo particolare la dica lunga su tutto ciò che diremo in seguito. Per rimanere in tempi recenti mi piace raccontare come nel 2022 trovai 14 cernie bianche durante la preparazione dell’assoluto di Trapani, mentre tutti gli altri atleti (eccetto due di loro) non ne trovarono neppure una. Per me fu intanto una grandissima soddisfazione perché la mia ricerca di questi pesci avveniva a nuoto e con uno scandaglio primordiale. L’aneddoto sta nella partenza della seconda giornata di quella gara. Dovevo soltanto scegliere su quale cernia bianca partire. Non volevo partire sulle prime due che avevo trovato perché fu grazie a loro che capii come avrei dovuto cercare e trovare tutte le altre. Le lasciai stare. Pesavano tra i 15 e i 18 chili entrambe ma le risparmiai!
Scelsi di partire su una più piccola e forse proprio lì persi l’assoluto. Infatti al primo tuffo della seconda giornata, davanti la testa di quel pesce c’era un’aragosta enorme che ne copriva la parte vitale. Avevo paura che si sarebbe potuta infilare in fondo al buco fangoso e quindi decisi di far partire la mia
asta. Purtroppo, come prevedibile non riuscii a fulminarla e persi 40 minuti preziosi per la sequenza degli spostamenti a seguire.

campionati assoluti
Nicola Riolo al Campionato Assoluto di Calasetta nel 2002.


Parliamo della Nazionale di pesca sub per antonomasia, quella composta da Te, Mazzari e
Molteni e come riserva ufficiale un mio concittadino, Cottu. Un aneddoto
inedito e qualche dinamica all’interno di un gruppo di Campioni così diversi ?


Quella era la squadra per eccellenza. Competenze dei singoli fuori discussione. Una squadra coesa e consapevole del valore dei singoli e un Ct con le contro… Stessa cosa dicasi per il Mondiale di pesca sub seguente, quello di Porto Christo 1992. Eravamo imbattibili per moltissime condizioni che oggi a mio avviso non esistono.


Mi dici la tua classifica dei Campioni della pesca sub e perchè ? i primi 3.


In un ambiente variegato come il nostro è praticamente impossibile stilare una classifica assoluta ma, titoli alla mano, Amengual, Mazzarri e Carbonell, hanno vinto più mondiali di tutti.

Riolo, Mazzari
Nicola Riolo e Renzo Mazzarri Coppa Euroafricana di Stromboli 1991.


Molti di noi hanno impresso nella mente l’intervista del Mondiale di Porto Cristo di pesca sub, dove dici di non aver dormito, ci spieghi un pò cosa succede nella mente e non solo di un atleta in una competizione così ?


Difficilmente dormo la sera prima della gara. Ci provo, ma da perfezionista esasperato quale sono, finisco per passare tutta la notte a controllare e ripassare tutto a memoria. Ormai so di dormire soltanto il giorno seguente la gara, turbando chi ha la sfortuna di dormire in camera con me perché dormo profondamente e vivo i sogni in modo interattivo, spesso urlando come un matto.

Parliamo di attrezzature, sei un’atleta molto pignolo e preciso, faresti per noi un elenco dei fucili e attrezzature che ti accompagnerebbero per una gara ?
Si, credo che oggi più che mai le attrezzature rappresentino lago della bilancia alla fine. Si vince o si perde spesso per un pesce dunque dev’essere tutto perfetto! Tutto doppio ovviamente e niente di nuovo. Tutto usato e testato più volte fino a ritenerlo perfetto.


Vuoi dare un consiglio ai nostri lettori agonisti sul “campionato del mondo delle selettive’’(giusto per citarti) ? come preparare una gara a pinne.

È complicato e semplice al tempo stesso. Complicato perché si è tutti molto vicini. Semplice proprio perché essendo tutti molto vicini, chi sa pescare fa sempre la differenza. Se un giovane desidera fare qualche piazzamento nelle selettive di pesca sub, deve “semplicemente” evitare di complicarsi la vita con cose difficili. Deve pescare per divertirsi e qualche pesce, se resta concentrato per tutto il tempo salterà fuori senz’altro.

Conosci i Banchi come le tue tasche, son stati teatro di numerose avventure di pesca sub. Ti va di raccontarne una inedita ?


Squali bianchi, tonni, ricciole e dentici giganti e soprattutto le tante cernie immense degli anni ‘80 e ‘90. L’esperienza più incredibile che ho vissuto sui grandi banchi del canale, tra le tante, fu un giorno con Carlo Gomez. Banco di Pantelleria, agosto, acqua trasparente, calda e zero corrente. Era quasi sera e dovevamo andare via. “Un ultimo tuffo” dissi a Carlo. A mezz’acqua capisco che sto per vedere qualcosa di unico. Arrivo sul fondo e c’è una sorta di crepa tellurica lunga una ventina di metri letteralmente piena
di dotti e saraghi faraone fuori misura! Giusto il tempo di prenderne un paio urlando per lo stupore e via di ritorno verso casa ancora con le mute addosso.


Siamo arrivati alla fine Nicola, e vorrei chiederti se tu potessi scrivere una proposta di “Riforma della pesca sub” per citare il calcio, tipo quella che fece Baggio nel 2010. Come la formuleresti ?


C’è un mondo da cambiare nel nostro sport. Proposi le categorie e in parte, finalmente, stiamo vivendo un periodo di cambiamento anche in questo senso. La lista delle cose da fare a mio avviso è lunghissima ma ciò che ne rende difficile la sua pianificazione sono una serie di conflitti di interesse all’interno della federazione stessa. Secondo me sono le persone all’interno delle stesse federazioni che fanno la differenza in ogni sport. Ecco, credo che nel nostro sport, per essere più vincenti a livello agonistico e ben visti a livello di immagine, manchino proprio figure istituzionali che abbiano veramente a cuore l’essenza della nostra disciplina.

Hai da poco dichiarato di aver concluso il tuo rapporto di collaborazione con la Top Sub del grande Silvano Agostini, quale sarà il tuo prossimo step adesso?

Silvano mi ha confezionato per 12 anni delle mute a dir poco fantastiche. Lui è un maestro e la nostra è stata più una scusa per vederci ogni tanto e ricordare le gare del passato senza dimenticare che ci piace vincere ancora. Per tutte le altre attrezzature, fatta eccezione per le pinne, preparate per me da Carbonio GFT e davvero strepitose, ho sempre curato tutto all’interno della Sdive. Faccio tutto su misura per il mio modo così personale di intendere le gare. È tutto su misura praticamente. Però adesso inizio a pensare che non c’è e non ci sarà continuità per prodotti così incredibili come i miei, se non iniziando una collaborazione con una delle aziende italiane o straniere più inclini a spaziare in quei segmenti di mercato ancora vergini. In tal senso mi piacerebbe collaborare con un’azienda leader del settore non solo per continuare a gareggiare e vincere… Non solo per distribuire ovunque i miei prodotti più richiesti, ma soprattutto per sviluppare insieme quelle idee e quei progetti che sarebbero per molti anni ancora un punto di riferimento per giovani aspiranti campioni e per i più forti in circolazione.

Nicola Riolo
Nicola Riolo con carniere variegato di pesce bianco.


Grazie
Ciao picciotti.

https://www.instagram.com/nicolariolo/?hl=it

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